Boom Da Bash - Made In Italy

Ci avevano raccontato che l'Italia era un Paese membro dell'Europa. Nulla di più falso. Non puoi essere davvero parte di una comunità quando tutti vanno in una direzione e tu in un'altra. Non avverti un senso di unità se sei lo zimbello del gruppo. Ma alla fine noi, in Europa, ci siamo entrati comunque. A modo nostro. Abbiamo sfondato la porta usando la musica come un ariete. "Uno", il primo album di Boom Da Bash, ha portato il reggae italiano a un livello più alto, più bello, più europeo. E ci ha fatti davvero sentire parte di qualcosa di grande. In Germania avevano Gentleman, in Svezia Million Stylez. E noi, qui, avevamo Boom Da Bash. E tutti gli altri muti.

Dopo tre anni sono tornati. Con un nuovo disco. E con l'orgoglio di essere italiani. Perché gli italiani, se non lo fanno meglio, lo fanno comunque bene. "Mad(e) in Italy" prosegue sulla traccia di "Uno", senza osare troppo di più. Il che ha i suo contro e i suoi pro. I contro implicano una certa ripetitività e un conseguente smorzamento dei toni innovativi e rivoluzionari del primo disco. I pro garantiscono un livello qualitativo già testato e abbondantemente sopra la media nazionale. C'è sempre un'ottima intesa fra il patois melodico dell'eccellente Biggie, il ragga salentino di Payà e le produzioni calde e curate alla perfezione di Mr. Ketra. Così come rimane immutata la capacità di miscelare sapientemente le moderne atmosfere conscious di "Murder" con quelle bashement di "Tè Libera" e quelle rocksteady-caciarone di "Monkey Town" insieme a Brusco. Biggie si conferma come una delle voci più interessanti nel panorama italiano, e tanto con il falsetto alla Damian Marley di "Overcome" che con l'indie soul acustico di "Fever" mostra un'evoluzione costante e la potenziale capacità di mandare a casa un sacco di wannabe a livello internazionale.

Boom Da Bash rappresenta un Salento che ha il calore di Kingston e la professionalità di Berlino, che trascende la localizzazione geografica e si piazza fisso nelle orecchie di chi ascolta. E se con il secondo disco è importante mantenere, con il terzo è necessarie rinnovare. Nell'attesa, restiamo fieri di essere "Mad(e) in Italy".